Rassegna stampa
Il Manifesto - 5 luglio 2011
8 luglio 2011
Hanno sparato alla nottola. E la prossima è Minerva.
Diciamo la nostra, di chi era alle manifestazioni dell’autunno studentesco e vive il Partito Democratico: la proposta Ichino, Valditara e altri, non ci convince neanche un po’. Abbiamo condiviso l’elegante ragionamento del Prof. Sylos Labini, difficile sarebbe aggiungere altro.Vogliamo raccontare però, di chi l’Università la vive da dentro. Chi con molti espedienti cerca di costruire un percorso di formazione all'altezza delle proprie capacità, di chi vorrebbe andarci ma non può, di chi abbandona dopo il primo semestre, di chi va sotto casa perché non ha i soldi per pagarsi i lustri di un master al LSE. Non sanno cosa farsene delle parole e basta questi giovani. La meritocrazia, declinata dalla Gelmini, è una presa in giro per chi deve restituire la borsa di studio perché non ha raggiunto i CFU necessari, magari perché lavora nel finesettimana per pagarsi l’affitto. Vogliamo parlare di loro. E parlare bene dell’Università italiana, se non lo fanno i professori, qualcuno dovrà farlo. Dire che l’Università è sotto finanziata, è prendere atto della realtà. Proporre di finanziarla aumentando le tasse agli studenti, attraverso un meccanismo di mutui e prestiti, è una legittima conseguenza del liberismo, mercantilismo come si diceva su questo giornale. Serve a giustificare l’esistente, al crepuscolo dell’università. La nottola ci sembra non abbia preso il volo, altrimenti avrebbe visto il deserto di macerie lasciato dal liberismo anni ’90, e quando tornerà rischia di non trovare più spalle ove poggiarsi, le chiederanno se ha firmato il modulo di richiesta mutuo.
Chi vive l’Università, i luoghi di lavoro e di vita dei giovani italiani, da quattro anni a questa parte sa che la manina invisibile del mercato non ha risolto granché. Si dice che se lavori puoi restituire i soldi del prestito. Quale lavoro? Quello obbligatorio e non retribuito del praticante avvocato, quello rinnovato ogni tre mesi alla redazione di un giornale, quello di chi in una fabbrica deve scegliere tra diritti e occupazione? Allora, capiamoci da principio, o pensiamo che ci siano troppi studenti universitari o ce ne sono troppo pochi. Partendo da qui, il resto lo fa la politica. Per noi, il problema è il secondo. Se le tasse universitarie aumentano, il Dsu e la ricerca nella stagione dell’austerity sono al collasso, un collegamento con la riduzione degli immatricolati deve pur’esserci, E quei pochi che ce la fanno spesso provengono da famiglie agiate.
I giovani scelgono e rischiano, lo fanno tutti i giorni. Guardate il calo degli iscritti, ed anche dei maturi, e l’aumento degli studenti pendolari: ragazzi che non hanno i soldi per pagare l’affitto, che tuttavia colgono lo studio come un’occasione di miglioramento, economico e culturale.
La sinistra deve dare risposta ad entrambi, chi ci va e chi vorrebbe ma non può. Si tratta di scegliere se fare l’Università dei predestinati o, dall’altra parte, un luogo per mettere in relazione e valorizzare, conoscenza e lavoro, scommettendo sulla nostra generazione.
O il Partito Democratico parte da qui, oppure tanto vale lasciare Tremonti lì dov'è. Secondo noi vale la pena, serve recuperare parole come uguaglianza delle opportunità, capacità e solidarietà, quando si parla di università, di futuro e di giovani.
Partire dai dati dell’esistente per cambiarli, finanziare l’Università, tenendo ciò che c’è di buono riformando quel tanto che non va. L’Università dev’essere pubblica, autonoma ed autorevole, questa è la sola impresa che facciamo nostra. Riprendendo le alleanze nate durante l'autunno, in particolare tra studenti e ricercatori, possiamo farcela.