L'Aquila che conosciamo non è la puntata di un reality, non è un copione recitato per 300 euro a Forum, non sono i complimenti prezzolati a Berlusconi e nenache quelli di Rita Dalla Chiesa a Bertolaso.



Noi all'Aquila ci siamo stati. Abbiamo attraversato la zona rossa e abbiamo visto una città che con tutte le sue forze prova a riprendersi nonostante l'assenza del Governo. Ci siamo fermati di fronte ai luoghi che hanno smesso di vivere nella notte del 6 aprile e ci siamo chiesti come si possa tollerare che, a distanza di due anni e dopo decine di plastici a Porta a Porta, non tutti abbiano una casa degna in cui provare a vivere la propria vita, le proprie aspettative e i propri desideri.



Per questo pensiamo che la propaganda, anche la peggiore, debba avere un limite oltre al quale non ci si possa spingere. Perché sennò da queste parti ci toccherà rimpiangere il giornalismo d'inchiesta di Minzolini.

 
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